Facciamo un po’ di chiarezza sulla delibera che il Senato Accademico ha adottato circa la decadenza dallo status di studente. Prima di tutto è importante chiarire che la delibera trova la sua ragione nell’obiettivo specifico di ridurre gli studenti fuori-corso del nostro Ateneo. Infatti a causa degli studenti fuori-corso l’ateneo palermitano risulta essere fortemente penalizzato dato che nella distrubuzione dei fondi universitari nazionali il numero di studenti fuori-corso incide negativamente riducendo così sensibilmente il fondo che la nostra università riceve dalle casse dello Stato. Ovviamente l’università non si preoccupa soltanto di ridurre il numero degli studenti fuori-corso, ma anche di accompagnare lo studente alla conclusione del proprio percorso didattico. Infatti prima di giungere alla decadenza dallo status di studente l’università si è impegnata ad istituire corsi di recupero per tutte quelle materie che rallentanto sensibilmente il percorso di studi di molti studenti, nonché a predisporre eventuali strumenti volti a guidare gli studenti verso un rapido ed efficace superamento degli esami. Fatta questa premessa vediamo di presentare tutte le varie ipotesi che possono riguardare gli studenti palermitani:
IL BLOG DI INGEGNERIA Questo blog nasce dall'esigenza di tenere lo studente sempre al corrente su tutto ciò che riguarda la facoltà di Ingegneria oltre che ad informarvi su tutte le attività culturali, eventi, didattica e altre news, in modo da avere sempre un filo diretto che possa collegare l'associazione con gli studenti.
14 feb 2011
6 dic 2010
29 nov 2010
Documento sintetico congiunto del SE, CdA, CdS sul DDL di Riforma del Sistema Universitario
Il Senato Accademico dell'Università di Palermo, già più volte e da ultimo nella seduta del 22 settembre 2010, aveva con chiarezza individuato i punti di maggiore criticità del DDL di Riforma del sistema universitario evidenziando in particolare che:
• il sistema di governance proposto accentrerebbe eccessivi poteri decisionali nei vertici accademici ed in un Consiglio di Amministrazione dalla composizione numerica troppo esigua; inoltre la presenza di almeno tre componenti esterni all'università nella compagine del CdA induce fondate preoccupazioni su improprie ingerenze nella gestione degli Atenei, mentre la rappresentanza gli studenti e del Personale Tecnico-amministrativo diventerà del tutto residuale;
• l’incertezza normativa associata alla rivisitazione della strutturazione degli Atenei in Dipartimenti (che vengono identificati come sedi primarie di gestione della didattica) e Scuole introduce ulteriori elementi di disagio e rischia di creare un lungo e confuso transitorio prima che si possa pervenire ad un'organica attribuzione di compiti e definizione di procedure;
• l'introduzione del Ricercatore a Tempo Determinato, in assenza di un limite alla durata complessiva dei contratti pre-ruolo, di un meccanismo di vera tenure-track ed in un contesto economico caratterizzato da ridottissimi investimenti dell'industria nel sistema della ricerca e dell'innovazione, allargherebbe oltre ogni limite il fenomeno del precariato dei giovani studiosi, contribuendo in maniera determinante alla più volte esecrata "fuga dei cervelli";
• la vaghezza delle norme concernenti il "Fondo per il merito" (totalmente demandate a successivi decreti di natura non regolamentare), unitamente alla incerta consistenza finanziaria e alla previsione della necessaria restituzione delle somme erogate, pongono seri dubbi sulla possibilità di rendere effettivo il diritto allo studio, come sancito dalla Costituzione Italiana (art. 34);
• operare ex-post l'istituto dell'accreditamento delle sedi e dei corsi di studio da una parte esporrebbe gli studenti ad un elevato livello di aleatorietà sulla spendibilità dei titoli conseguiti e dall'altro finirebbe con l'accrescere il divario tra università operanti nelle regioni più ricche del paese e quelle dislocate nelle aree economicamente depresse, a partire ovviamente dal meridione d'Italia;
• l’assenza di meccanismi perequativi nel sistema di valutazione degli Atenei, che appare deliberatamente orientato alla definizione di un sistema universitario a due velocità piuttosto che al necessario miglioramento complessivo dell'offerta formativa e della capacità di ricerca e innovazione del complesso degli Atenei italiani, consoliderebbe di fatto un trasferimento di risorse dagli Atenei del Sud verso quelli operanti in aree più ricche con conseguenze esiziali per i primi.
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